Chiyogami

di , 17 Settembre 2008 16:24

Informandomi meglio sulla carta Washi, ho scoperto che "Washi" significa wa: Giappone + shi: carta. In pratica "carta giapponese".

Essa fu introdotta in Giappone intorno al 600, durante un periodo di forte influenza da parte della Cina. La carta veniva prodotta utilizzando asa (canapa) e kozo (della famiglia del gelso).

Con l’aumento della richiesta di carta, i produttori cercarono un materiale naturale diverso dal gelso e scoprirono il gampi, una pianta appartenente alla famiglia delle daphne originaria del Giappone, dando così inizio al passaggio dall’imitazione della carta cinese alla produzione della carta tipicamente giapponese.

Le fibre del gampi sono delicate e possiedono una naturale viscosità. Così, sebbene trasformarle in carta richieda tecniche sofisticate, il prodotto finito è allo stesso tempo bellissimo e durevole.

La carta realizzata col gampi è forte e lucida come una perla, morbida al tocco e odorosa di fieno, resiste all’umidità e agli insetti dannosi.

 

I tipici disegni che compongono il kimono della "giapponesina", nonchè il bigliettino augurale, si chiamano invece Chiyogami o Yuzen. Esso è una decorazione giapponese che venne portata in auge nel periodo Edo, grazie a una corrente artistica d’abbigliamento chiamata genroku. Lo yuzen-zome fu una tintura a mano libera ottenuta disegnando la scena sulla stoffa con l’ausilio di amido di riso o colla cosparsa attraverso un imbuto in carta e una piccola cannuccia.

A tal proposito ho trovato un sito che ne riporta moltissimi. E’ possibile anche fare delle ricerche in base al colore o al motivo.

Quello che ho inserito in questo post per esempio riguarda la leggenda del coniglio lunare (tsugi no usagi). In Giappone infatti esiste una leggenda per la quale è possibile vedere, negli avallamenti della faccia illuminata della luna piena, la figura di un coniglio seduto sulle zampe posteriori a fianco di un pestello giapponese con il quale esso crea del mochi.

Nella mitologia, la ragione per cui un coniglio dovrebbe trovarsi sulla Luna è descritta nel Śaśajâtaka, una antica storia (in realtà una vera e propria favola, per gli standard occidentali) buddista, con intenti moralistici. In essa si narra di quattro amici animali, una scimmia, una lontra, uno sciacallo ed un coniglio che, nel giorno sacro buddista di Uposatha (dedicato alla carità e alla meditazione) decisero di cimentarsi in opere di bene. Avendo incontrato un anziano viandante, sfinito dalla fame, i quattro si diedero da fare per procacciargli del cibo; la scimmia, grazie alla sua agilità, riuscì ad arrampicarsi sugli alberi per cogliere della frutta; la lontra pescò del pesce e lo sciacallo, sbagliando, giunse a rubare cibo da una casa incustodita. Il coniglio invece, privo di particolari abilità, non riuscì a procurare altro che dell’erba. Triste ma determinato ad offrire comunque qualcosa al vecchio, il piccolo animale si gettò allora nel fuoco, donando le sue stesse carni al povero mendicante. Questi, tuttavia, si rivelò essere la divinità induista Śakra e, commosso dall’eroica virtù del coniglio, disegnò la sua immagine sulla superficie della Luna, perché fosse ricordata da tutti (fonte wikipedia).

A tal proposito il 14 di Settembre si e’ festeggiato lo Tsukimi, ovvero il giorno in cui si ammira la luna piena.

La consuetudine nacque durante il periodo Heian (794-1185): a quei tempi i nobili di corte amavano riunirsi nelle notti di plenilunio e comporre versi ammirando il cielo stellato.

Durante il periodo Edo questa usanza divenne molto popolare ed i contadini unirono questo rito di ammirare il primo plenilunio di settembre, con i festeggiamenti per la fine del periodo del raccolto. Così facendo si veniva a creare una buona occasione per ringraziare (ed ingraziarsi!) la Luna stessa, elemento essenziale in tutte le culture contadine (anticamente, anche da noi, per la semina ed il raccolto si studiavano le fasi lunari!).

Al giorno d’oggi, per festeggiare, le case ed i tempi vengono adornati con piante e fiori, e si offrono alla Luna sake e dolci di riso (Tsukimi dango).
L’ornamento tipico è lo stelo della pianta di susuki (Erba delle Pampas), con i suoi tipici pennacchi argentati
(fonte Bunny Chan!)

Naturalmente ammirando la luna, si puo’ vedere il consiglio intento a preparare il mochi. E voi lo avete visto? :-)

 

 

 

3 commenti a “Chiyogami”

  1. Moon scrive:

    sono passata a dare un occhiatina al tuo blog. bello ripassero` con calma, notte da moon

  2. Moon scrive:

    Sajonara! da Monya (moon)..
    passero` piu` spesso questo blog e` molto interessante..
    ps belle foto anche ciao a presto..

  3. Eejyanaika scrive:

    Grazie Moon!

    E’ da tanto che non scrivo su questo blog, ma per l’occasione ho inserito un nuovo articolo. Sono felice che ti piaccia. Aspetto con ansia i tuoi commenti! ;-)

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