Il Giappone dei fili

di , 14 Aprile 2006 13:24


La prima volta che sono stato in Giappone, una delle cose che mi ha colpito di piu’ e’ la miriade di cavi elettrici che si trovano per le strade. Mentre in Italia, hanno preferito interrarli per la maggior parte possibile, qui hanno scelto di lasciarli esterni. Il motivo sinceramente non lo conosco, perche’ esteticamente la cosa non e’ molto bella da vedere. Ho letto su un libro che Akira Kurosawa, uno dei piu’ famosi produttori cinematografici all’estero, ha trovato sempre molta difficolta’ a rappresentare film storici, proprio per questo problema, e cioe’ che non ci sono molte zone in cui e’ possibile per esempio inquadrare un paesaggio naturale privo di una torre elettrica.
A proposito di energia elettrica, sul Corriere della Sera tempo fa ho letto un articolo sulle centrali nucleari. Francia e Giappone ne hanno una cinquantina circa, ma mentre la Francia copre circa il 76% del fabbisogno con le sue centrali, il Giappone il 25%. Ora io non so se l’energia prodotta da tali centrali sia la medesima, e comunque la popolazione della Francia e’ di 60 milioni, mentre quella del Giappone e’ il doppio, comunque penso che l’illuminazione coloratissima delle insegne, alla fine deve in un certo qual modo aver aumentato i consumi. Ma nonostante tutto io preferisco sempre lo stile giapponese delle citta’. E’ come un immenso lunapark, Mi da un senso di sicurezza in fatto che tutto sia illuminatissimo la sera! Non e’ mai piaciuto troppo il buio.

Origine dei nomi

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di , 12 Aprile 2006 13:33

Alcuni mesi fa avevo iniziato a parlare dell’origine dei nomi delle aziende giapponesi. Oggi continuo l’argomento.

Konika. E’ una societa’ nata nel 1873 inizialmente con il nome di Konishiroku Kogaku ad opera di un farmacista che incomincio’ a vendere materiale fotografico nel suo negozio.

Kyocera. Il nome deriva da Kyoto Ceramics, e cioe’ dal luogo dove venne fondata nel 1959. Inizialmente si occupava appunto di ceramica, espandendosi poi ad altri settori come le fotocopiatrici.

Mazda. La compagnia produttrice di famose auto come la RX-7, e’ stata creata da Kabushiki Matsuda nel 1920. Inizialmente produceva pezzi di macchinari sotto il nome di Toyo Kogyo, mentre durante la seconda guerra mondiale armi. Dal 1984 prese l’attuale nome mentre dal ’79 una parte e’ stata acquistata dalla Ford.

Minolta. Venne fondata a Osaka, nel 1928 con il nome di Nichi-Doku Shashinki Shoten (letteralmente: Negozio di macchine fotografiche nippo-tedesco). Dal 1934 prese l’attuale nome che significa “campi di grano maturo”.

Mitsubishi. Il nome significa 3 (mitsu) castagne d’acqua (hishi). Avendo forma di rombo, il simbolo e’ formato da 3 rombi rossi. La compagnia non produce solo auto. Ci sono diversi rami che interessano banche (la piu’ grande del Giappone), industria pesante, chimica, industria fotografica, alimentare, elettrica ecc..

Maboroshi no hikari

di , 11 Aprile 2006 19:00


Questo film (1995) narra della vita di una ragazza e del suo bambino, e della forza di andare avanti anche nei momenti peggiori, come la morte di una persona cara. Piu’ che per la storia in se, questo film va gustato per i bellissimi ambienti in cui e’ immerso. Il regista Hirokazu Koreeda, piu’ che con le parole ha voluto mostrare con le immagini i sentimenti dei protagonisti. Purtroppo non sono riuscito a capire dove e’ stato girato, ma mi piacerebbe tanto passare qualche giorno in un posto come quello, lontano dal casino, dalla frenesia dei luoghi in cui vivo.

I cani del Giappone

di , 5 Aprile 2006 21:46


Alcuni giorni fa, sfogliando per caso un libro di cani, mi e’ caduto l’occhio su una razza, lo Shiba. Mi sembrava di averlo visto, infatti era cosi’. Mia moglie aveva un cane, un mix di razze tra Shiba inu, e Tosa inu, che assomigliava moltissimo a quello.
Vi racconto brevemente di tutte le razze canine giapponesi:

Lo Shiba Inu, non e’ associato ad un’area in particolare del Giappone. Il Kanji Shiba significa “legna da ardere”. Leggende popolari dicono che il nome derivi dai cespugli in autunno, tra i quali essi cacciavano, il cui colore assomiglia a quello del manto di questo cane. E’ tra le razze giapponesi la piu’ antica.

Il Tosa Inu, originario di Shikoku, e’ sicuramente il piu’ affascinante di tutti. Il suo carattere rispecchia molti attributi della cultura e mentalita’ giapponese. Il nome deriva da quello della prefettura di Tosa, oggi Kochi. In quei tempi questa zona era famosa per la lotta dei cani. Esso e’ un cane molto forte, e nonostante sia massiccio, e’ ugualmente molto agile.

L’Hokkaido Inu, conosciuto anche come Ainu-ken, si dice sia arrivato nell’isola, nel periodo Kamakura assieme a persone che migravano dall’Honshu. Si dice che gli Ainu lo addestrarono alla caccia del salmone, e a quella dell’orso. Questo cane e’ impavido e fedele! Resiste a climi molto freddi e a forti nevicate. E’ un ottimo cane da guardia.

L’Akita, si chiama cosi’ per la citta’ che gli ha dato i Natali. E’ un cane intelligente e coraggioso, leale e devoto, ed un ottimo guardiano. Anch’essi in passato venivano usati nelle lotte dei cani, ed inizialmente la razza era la piu’ forte, ma venne col tempo battuta dai Tosa. La sua stazza gli consentiva di cacciare cervi e orsi. Nel 1924 rischio’ l’estinzione a causa di un epidemia di rabbia che colpi’ il Giappone e che purtroppo causo’ ma morte di moltissimi di loro.

Il Kai Inu, originario del distretto di Kai, nella prefettura di Yamanashi, fu un ottimo cane da caccia. Un altro suo nome e’ “Kai Tora-ken”, e tora significa “Tigre”, in riverimento alla sua indole selvatica ed indomabile. Vivendo in una zona abbastanza chiusa, hanno mantenuto la loro purezza nei secoli, e dal 1934 questo cane viene considerato “monumento naturale” del Giappone.

Lo Shikoku Inu, chiamato anche Kochi-ken, vista la sua provenienza da quella prefettura, e’ un cane di taglia media, utilizzato molto in passato come cane da caccia. Esso e’ molto agile e si muove bene in terreni montagnosi. Sono i compagni ideali per le persone sportive. Sono molto energici, attivi fuori ma calmi dentro casa, e sono anche molto intelligenti ed apprendono gli ordini velocemente.

Il Kishi Inu e’ nativo della regione montagnosa che fa capo al distretto di Kishu, tra la prefettura di Wakayama e Mie. E’ un cane molto intelligente e devoto alla famiglia. E’ diventato molto popolare in Giappone come cane da compagnia. Essi infatti sono puliti, silenziosi e molto docili.

Osaka Ben

di , 1 Aprile 2006 14:07


Ieri e’ venuta a trovarci una amica, originaria di Osaka. Chiaccherando, e’ uscito l’argomento del dialetto di Osaka. In tutto il Giappone si parla pressoche’ nello stesso modo con variazioni non molto profonde, ma una persona di Osaka si riconosce subito! Molte forme del discorso sono completamente diverse, l’intonazione stessa della frase e’ differente. L’origine commerciale della citta’, ha reso il linguaggio molto piu’ diretto, e lo ha colorito di espressioni comiche. Mi diceva, che gli “osakesi” assomigliano molto agli italiani. Mentre parlano, anche con persone che non conoscono, lo fanno in modo sicuramente cortese, ma inserendovi battute simpatiche, che ne vivacizzano il discorso. E’ come una commedia scritta. Il destinatario della frase sa gia’ come ribattere in modo simpatico e cosi’ via. Nel resto del Giappone non si puo’ trovare questo tipo di allegria ricercata. Mi raccontava che essi vanno fieri del proprio dialetto, e che anche per esempio quando si chiama in ufficio di Osaka, la segretaria che risponde deve obbligatoriamente parlare in dialetto. In un certo senso, se sentono il Giapponese standard, la comunicazione parte gia’ nel verso sbagliato. C’e’ una specie di rivalita’ tra Osaka e le altre grandi citta’ come Tokyo ad esempio. Poi mi faceva l’esempio della differenza di reazione tra i due. Se capita che mentre lei sta passando, nel corridoio tra i sedili, una persona si e’ nel frattempo abbassata, e purtroppo c’e’ stata una piccola collisione, quello di Osaka avrebbe subito risposto “ahi! Mi ha fatto male, stia attento!” mentre quello di Tokyo avrebbe fatto finta di niente, ma poi alla fine del volo le avrebbe lasciato un bel biglietto di reclami! Questo perche’ sono diretti, dicono quello che pensano subito. Con questo io non voglio giudicare nessuno dei due.
I dialetti sono parte integrante della cultura di un popolo. Come la pittura, la scultura e l’architettura, io penso si debbano studiare anch’essi come elemento fondamentale d’origine di una civilta’. Eppure dove abito io oggi, esso sta scomparendo, lo sento parlare solamente da pochissime persone, di una certa eta’. Io sono di origine veneto-sicula, ma sono nato in Lombardia, e veramente ormai penso che questo dialetto stia andando scomparendo ed e’ un peccato. Dovremmo riacquistare un po’ della fierezza degli Osakesi!

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